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Rassegna Stampa

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Le opere pittoriche di Carmen Spigno

La terra imprigionata in forme inusitate e senza tempo
di Clotilde Paternostro

Forme senza tempo e magnifiche invenzioni. Ama la terra Carmen Spigno; l'amore per la campagna è il veicolo che conduce l'artista a pitture inusitate, inedite. Ama la terra l'artista ma non la terra in senso lato bensì la terra quale zolla, elemento vivo della campagna; terra quale zolla lavorata e impastata, stesa con le dita sulla tela o su qualsiasi supporto possibile (carta, legno, stracci).

La mano lavora la zolla che posta al sole diviene pulita, sgranata dai residui; passata al setaccio si muta in polvere; mescolata poi, questa, alla resina degli alberi da frutta (collante perfetto), forma un amalgama denso, e la mano ancora lo plasma lasciando «impronte», e «tracce» sugli alberi soprattutto. Un quid panteistico e affascinante, mondo primigenio; la natura per la natura.

Una tesi astratta accoglie la poetica della Spigno. Non forme volute ma sempre e comunque «forme» e spontaneamente nate. A sua insaputa e senza volontà alcuna l'artista crea immagini astratte e materiche (informale-materico); ne sorgono forme attraenti e bizzarre. Permangono anche le striature del tronco; si formano an-se voluttuose in perfette diagonali; altrove si evidenziano masse granulose (la corteccia dell'albero) sul piano liscio sottostante. Amore per la natura e per la materia, e la più naturale per eccellenza: la terra.

Ha la terra dramma o fatica? Queste «tracce» accennano ad un sì perpetuo: Panico (2005), The door (2005), Immagini interiori XI (2006). Un traslato dunque, calchi di pensieri. Tutto è imprevisto in questa pittura e di grande effetto; immediato è il pensiero che alla natura riporta; è la terra, la materia; e il giuoco delle combina¬zioni improvvise dà luogo al segno di un interiore travaglio, molto ben esemplato, questo, nei lavori della Spigno. Sono, in realtà, lavori inquietanti e lusinghe di una serenità davvero inesistente in natura e così nell'uomo, dominatore della terra e del suo continuo divenire molto ben narrato in queste tele della pittrice «inconsapevole». Il colore le renderà poi fervide creature dell'immaginario collettivo e immaginifico.

Una interessante materia pittorica questa della Spigno, per soluzioni improvvise e attraenti volute dalla solerzia di una pittrice inquieta dall'istintiva passionale adesione alla natura e alla vita.

 

brano critico tratto da L'Osservatore Romano del 4 ottobre 2006
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