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Rassegna Stampa

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Impronte

di Guido Folco

All’Istituto Italiano di Cultura di Praga, nell’ambito della recente mostra celebrativa dei 150 Anni dell’Unità d’Italia, Carmen Spigno ha presentato la sua pittura, costruita con forza e passione, armonia ed equilibrio formale, tra ricerca volumetrica e spaziale.

Carmen Spigno interpreta infatti l’arte come espressione e testimonianza della società in cui viviamo e la materia diventa strumento comunicativo e diretto per raccontarne drammi e sconvolgimenti. L’artista lavora il colore, abita lo spazio con istinto e razionalità, ne coglie le vibrazioni tonali, così sapientemente condotte attraverso incisioni gestuali, a volte libere, altre rigorose, sovrapposizioni, agglomerati. L’uso delle terre e delle resine naturali, ma anche di altri materiali come la carta, è un rimando simbolico e potente all’origine del mondo e della civiltà, al suo eterno rinnovarsi e la loro manipolazione e trasformazione altro non è che una metafora dell’esistenza umana, della sua storia, del suo millenario percorso terreno.

L’arte di Carmen Spigno è presenza totemica e sacrale, profondamente connessa con la ricerca interiore e spirituale, come una sorta di rimedio ai mali del mondo e del pianeta. Il suo è un naturalismo concettuale, in cui l’allegoria dell’esistenza viene raffigurato negli strappi e nei solchi materici, nelle intersezioni cromatiche, a formare una visione quasi geologica della terra e della vita, in cui rimangono, indelebili, le impronte dell’uomo.

 

brano tratto da “Italia Arte” del 1° gennaio 2012
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