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Ritorno ad Itaca

2 - 31 luglio 2011 - Castello Costa-Del Carretto - Garlenda (SV)

L Onda - terre e resine naturali su tavola - cm. 100 x 100    Mostra Personale Antologica
2 / 31 Luglio 2011
ore 20.00 / 22.30 - ven / sab / dom e festivi
Castello Costa-Del Carretto
via Lerrone 89
17033 Garlenda (SV)  

   

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Descrizione

“Ritorno ad Itaca” è il titolo della mostra antologica di Carmen Spigno, che sarà presentata nel 2011 in diversi spazi di prestigio.
L’espressione nasce dalle parole di Paulo Coelho nel volume “Lo Zahir”, che narra il travagliato percorso compiuto dal protagonista per ritrovare il punto focale della sua esistenza, proprio come fece Ulisse nel suo lungo errare verso Itaca.

Ma Itaca non è da intendersi solo come una mèta materiale e concreta, è anche e soprattutto una mèta interiore per raggiungere la quale occorre che ognuno svolga su di sé un impegnativo lavoro di ricerca interiore per liberarsi da quelle convenzioni e tabù che si sono insediati nel suo animo nel corso della vita, limitandone la libertà e l’autonomia.

Il “Ritorno ad Itaca” è dunque una metafora della vita, del viaggio che ognuno di noi compie nell’evolversi del tempo, costituito da esperienze positive e negative, da gioie e da dolori, da lotte e compromessi… fino a giungere al momento del riposo e della tranquillità.

È un viaggio che ci permette di “…tornare al linguaggio magico, all’alchimia, all’idea della Dea Madre, alla libertà di fare quello in cui crediamo…” (Paulo Coelho).
Dice la Pittrice: “Per me, che uso la terra vergine per dipingere, questo percorso è un vero ritorno alla Natura, in senso letterale e metaforico; io uso la terra stessa per dire tutto l’amore che nutro verso di Lei, con i suoi colori e profumi, le albe e i tramonti, le praterie e le montagne, le foreste, i deserti, i rumori, i silenzi, i popoli e le civiltà.
E nel contatto diretto con la terra sento di poter tornare ad una vita semplice, regolata dalle leggi nella Natura e non da quelle del potere e del guadagno ad ogni costo e di capire meglio e rispettare anche il passato, poiché in esso sono contenute le risposte per il futuro. In questo modo ognuno di noi potrà raggiungere “la sua Itaca”.

All’Artista preme chiarire che questa Mostra non sarà una riedizione visiva delle avventure di Ulisse, ma un’interpretazione metaforica della propria vita, attraverso le tappe fondamentali del suo “viaggio” pittorico, dai primi lavori ad olio a quelli di oggi, passando per le fasi intermedie della sua ricerca espressiva.

Nel suo brano critico “Il moderno perpetuo di Carmen Spigno”, la nota critica d’arte savonese Silvia Bottaro aveva scritto, in occasione della scorsa edizione della mostra, dell’artista garlendese:
“Curiosità e passione sono sorelle, si può dire gemelle in un certo senso. Chi coraggiosamente le segue, riesce a trasformare la propria esistenza in un avventura, in un “viaggio” dentro e intorno a sé. Questo è quanto, a mio parere, compie da molti decenni Carmen Spigno: dagli insegnamenti del suo primo maestro Giuseppe Balbo ad Andrea Bagnasco, il pittore delle terre che ha indirizzato, non poco, la curiosità della Spigno verso la ricerca con tali materie primordiali e fondamentali.
La sua vicenda artistica ha un lungo percorso (dagli anni Sessanta/Settanta del secolo scorso ad oggi); è scandita da vari passaggi e tematiche, sempre risolte, fin dai primi momenti, con un figurativo incisivo e pregno di orizzonti accecati dai contrasti cromatici dove già le visioni informali erano
in nuce ed erano, alquanto, evocative di immagini, pensieri, sentimenti. Da quelle prime bottiglie un po’ alla Modigliani nel collo allungato, ma fauve negli accenti coloristici estremi, si giunge alla fine degli anni Novanta con le carte, le resine, i graffiti, le terre in un loro caleidoscopico intreccio (da quella verde di Voltaggio a quelle rosse di Garlenda e Campochiesa, alla sofisticata terra viola, a quella lavica e magmatica).
Mi sembra molto legato a sé anche il titolo della nuova mostra, una vera antologica, che la Spigno presenta a Garlenda nello storico Castello, ovvero
“Ritorno ad Itaca” è il racconto metaforico della sua vita dove il suo approdo è Garlenda con i suoi profumi ed i colori della vallata, appena dietro al mare ligure. Dicevo dei graffiti, ossia i segni di moltissime ricerche dove, ormai abbandonato il figurativo ed il macro figurativo, si arriva ad un’astrazione densamente materica, che riesce a cogliere appieno, almeno questa è la mia sensazione, la potenza di un paesaggio molto indagato, sentito, vissuto. L’amore per il mare è evidente in diversi cicli di lavori: quelli relativi ai fondali marini, alle rocce, alle architetture sommerse, alle alghe traendo spunto, come spesso accade alla Spigno, dalle sue intense letture, in tal caso da Baricco ed il suo “Oceano Mare”.
Dicevo dei segni: a volte evidenti come il calco delle mani o dei piedi (anche giochi svolti con i suoi alunni in un vero laboratorio di idee e creatività), in altre occasioni più sottili, quasi impercettibili come l’alito del vento che smuove le chiome degli alberi, o increspa il mare. La carta, molto amata sempre, il cartoncino ondulato, ma anche le reti, gli spaghi ossia materiali poveri e legati al quotidiano, come il foglio della carta da giornale, entrano in gioco con rimandi, alla gestualità, al vivere. Carmen Spigno non disdice la juta, aveva iniziato anche lavorando su lunghi lenzuoli di candido cotone e lino, così come usa la sabbia dei nostri arenili, le pietre e a ben guardare si avverte una certa musicalità uscire da queste opere: Carmen riesce ad entrare nell’anima delle cose scrutando tale universo arcano, arcaico, primordiale che pare essere molto vicino alle sue corde”. […]

Sul versante puramente letterario, nel suo brano “Itaca, di terra e sogni”, Patrizia Valdiserra, nota letterata albenganese, così aveva espresso il suo pensiero sulla tematica della mostra:
“Itaca, nome antico d’un antico luogo, d’una patria anelata e lontana agli occhi, ma così presente e viva all’anima nel desiderio di chi solo pensa a ritornare. Breve scoglio verde, a mezzo d’un mare vasto di sogni, sovente ad irretire, a portar lontano il legno nostro, sedotti noi dal canto bugiardo delle sirene, che suadenti c’inducono ad andare, oltre noi stessi, oltre le Colonne, inseguendo misteriosa Thule dai contorni vacui e soffusi, quelli stessi del sogno che ci vide grandi e immensi, a sfidar gli dei e il fato, a sfidar Natura, che nel suo libro scrisse il confine breve che a ognuno è proprio: quello d’esser terra noi stessi, destinati a perire, portati nel vento, polvere lieve, di che il mondo è fatto.

Itaca, terra d’immaginazione, creativa e fertile; alta rocca da cui spiccare il volo più alto, a che più fiero sia questo nostro essere nel mondo, creature di scoglio e zolla, espressione d’un molteplice esistere che nella varietà trova la cifra sua più piena.

Itaca, terra del riposo da cui alto si leva il ricordo dei mari vasti solcati, dei porti e dell’estremo approdo a questa zolla breve che mai cessò d’essere a noi patria amata.”

 

Ritorno ad Itaca

Alcune immagini della mostra

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